Programma gestione bolle doganali

21 June , 2017 News da SOA

A seguito della delocalizzazione produttiva

e della complessa struttura della supply chain internazionale, sono sempre più numerose le aziende italiane che richiedono certificati di origine non preferenziale per merci originarie di paesi terzi riesportate senza essere state sottoposte ad alcuna lavorazione. Per rilasciare documenti di questo tipo, recanti nella casella 3 «Paese di origine» il nome di un Paese terzo, le Camere di Commercio richiedono, quale prova documentale, il certificato di origine rilasciato nel Paese di produzione o la bolla doganale di importazione italiana o comunitaria.

Poiché la normativa sui certificati di origine prevede tassativamente che per ogni singola partita di merce possa essere emesso un solo originale (corredato eventualmente di copie), le Camere di Commercio richiedevano che sull’originale del certificato estero o della bolla doganale si scaricassero le quantità di merci in essi rappresentate che venivano, di volta in volta, riesportate.

L’operazione era oltremodo gravosa per le aziende, se si pensi che spesso, soprattutto nel settore della moda, una singola esportazione assomma quantità parziali di prodotti vari, precedentemente immessi in libera pratica  in differenti dogane e in epoche diverse.

Per agevolare lo scarico, sono stati perciò elaborati efficienti programmi informatici di gestione quantitativa di bolle doganali, certificati esteri ed altri documenti ammessi dalle disposizioni di Unioncamere del 2009 a prova delle origini terze.

Lo scorso anno, la stessa Unioncamere ha concesso alle Camere di derogare alle citate disposizioni, consentendo alle imprese di non effettuare lo scarico delle merci sui documenti di importazione.

L’agevolazione, se da un lato solleva nell’immediato gli uffici esportazione delle aziende, dall’altro non risolve i problemi che potrebbero presentarsi in un secondo momento: innanzitutto ricordiamo che la dichiarazione di origine sottoscritta dal legale rappresentante è resa ai sensi dell’art. 47 del DPR 445/2000 (dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà), la cui falsità implica serie conseguenze legali e che sono previsti controlli a campione sui documenti precedentemente rilasciati. Ne consegue che lo scarico su certificati di origine esteri e bolle doganali dovranno essere provati in un secondo momento, per dimostrare, sia la veridicità dell’origine dichiarata, sia che sulla stessa quantità di merce non siano stati emessi più certificati di origine.

Inoltre, la gestione contabile delle merci importate riguarda anche le vendite interne ed intracomunitarie, per le quali non sono richiesti documenti di origine, ma che diminuiscono ugualmente il plafond utilizzabile in Camera di Commercio per le esportazioni.

E’ utile ricordare, infine, che, nel caso di importazioni di materie prime, esse, oltre ad essere esportate tal quali, potrebbero essere utilizzate nella produzione di merci successivamente vendute in Paesi con i quali l’UE ha concluso accordi di libero scambio. Queste merci, se rispondenti ai criteri di origine preferenziale, saranno poi scortate dalle relative certificazioni (EUR1, dichiarazioni su fattura).

I certificati preferenziali, di competenza doganale, permettono l’abbattimento daziario nei Paesi accordatari di destino e sono, quindi, spesso oggetto di verifiche (a campione o su richiesta delle Dogane dei Paesi partner) con visita in azienda dei funzionari doganali, ai quali dovranno essere indicate le quantità di merci estere utilizzate nel processi produttivi.

Per questi motivi una corretta gestione delle bolle doganali rimane di estrema attualità.