Uno dei punti da ricordare in questi casi: Hong Kong è fondamentale per diversi snodi economici del nostro paese. Quasto avviene anche grazie al suo regime di porto franco (fonte Ministero degli Esteri), ovvero al fatto che non applica dazi o tariffe doganali sull’importazione o sull’esportazione.

Ciò riguarda la quasi totalità delle merci e non è un caso, quindi, se i rapporti economici con questa ex colonia britannica, oggi dipendente dalla Cina, siano ben consolidati floridi. Se ci aggiungiamo la burocrazia snella e a un sistema finanziario raffinato, puoi ben intuire perché è così importante sapere come esportare a Hong Kong e quali passaggi burocratici rispettare.
A partire proprio dalle legalizzazioni. Un anticipo: l’isola tiene fede alla sua fama di free port basato sulla semplificazione delle procedure.
Per esportare ad Hong Kong, la documentazione è semplificata grazie all’adesione alla Convenzione dell’Aia del 1961.
Questo significa che per Hong Kong basta l’Apostille sui documenti pubblici italiani: dalla prefettura se parliamo di documenti emessi dalle Camere di Commercio, come il certificato d’origine, e dalla procura della repubblica se ci riferiamo a traduzioni giurate/asseverate in tribunale o davanti a un notaio.
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I documenti standard per esportare sono quelli che sicuramente già conosci: fatture commerciali redatte in lingua inglese in 3 copie, packing list, certificati di origine rilasciati dalla Camera di Commercio.
Poi hai bisogno, eventualmente, di visure camerali, procure di vendita, contratti, statuti societari. Per alcuni prodotti, come quelli alimentari, potrebbero essere richiesti, certificati sanitari o fitosanitari.
Questo è un dato certo: Hong Kong rappresenta un nodo economico centrale per le importazioni e le esportazioni mondiali. Vale anche per l’Italia. Questo significa che c’è grande attenzione al visto per affari dato che potrebbe esserci bisogno della presenza in loco di rappresentanti delle vendite.
Hong Kong è un mercato ad alto potere d’acquisto per l’eccellenza del Made in Italy, ma svolge anche il ruolo di piattaforma di riesportazione verso la Cina continentale e i mercati del Sud-est asiatico. Per le aziende italiane, Hong Kong è un centro logistico e d’intermediazione per l’importazione di componentistica avanzata, beni tecnologici e prodotti dell’Asia settentrionale.
Come gestire questo percorso necessario al visto turistico per affari? Per i cittadini Italiani non è richiesto il visto fino a 90 giorni di permanenz: all’arrivo in dogana, l’ingresso viene registrato con lo status di Visitor. Come visitatore d’affari, le autorità di Hong Kong ti autorizzano a:
Se la tua attività va oltre la semplice trasferta commerciale, ma implica un’attività lavorativa, l’ingresso come semplice Visitor è illegale e sono previste multe elevate, fino a raggiungere il fermo e il rimpatrio.
Se devi lavorare presso un’azienda ad Hong Kong, firmare un contratto di lavoro o svolgere mansioni operative e consulenze continuative hai bisogno di un Employment Visa (General Employment Policy – GEP).
È quasi sempre richiesta un’azienda garante ad Hong Kong (il datore di lavoro, la filiale locale) e la domanda può essere inviata online o consegnata attraverso il Chinese Visa Application Service Center in Italia.
Oltre a essere un nodo internazionale per il mondo degli affari, Hong Kong (trodotto dal cinese significa porto profumato) è anche una meta turistica per chi ama le grandi metropoli e il fascino delle città iper tecnologiche. Certo, non sarà una meta privilegiata per chi vuole immergersi nella storia antica della Cina o rilassarsi sulle spiagge.
Però il turismo a Hong Kong ha il suo mercato. Ed è giusto sapere che per i cittadini italiani (e non solo), l’ingresso per motivi di turismo in questa isola/stato è estremamente semplice grazie a un regime di esenzione visto.
In estrema sintesi, non è richiesto il visto per motivi di turismo fino a 90 giorni di permanenza. Basta essere in possesso di un passaporto ordinario.
All’arrivo in aeroporto, o ai varchi terrestri o marittimi, l’Immigration Department di Hong Kong aggiunge un arrival slip stampato sul passaporto, che indica la data limite consentita per la permanenza.
Su richiesta delle autorità, e solo in alcune circostanze, è richiesto il piano voli e la prenotazione alberghiera per dimostrare che non sio supererà il limite. In ogni caso, è sempre bene avere a disposizione questi documenti.
Superare il limite dei 90 giorni di permanenza è severamente vietato, l’overstaying viene sanzionato con multe, fermo amministrativo ed espulsione. Se vuoi superare questo limite puoi fare richiesta online sul sito dell’Immigration Department quando ti restano 14 giorni o meno di soggiorno consentito. Di persona, la richiesta si presenta entro gli ultimi 7 giorni.