L’Argentina è un paese che può vantare un rapporto privilegiato con l’Italia, questo anche perché una gran parte dei nostri antenati sono emigrati proprio in questa terra nel passato. Non c’è solo un rapporto emotivo che ci lega a questo paese del Sud America: l’Argentina è un mercato con cui l’Italia intrattiene rapporti commerciali fondamentali. E capirne le dinamiche è il primo passo per muoversi con criterio tra visti, legalizzazioni e burocrazia.

Prendiamo come riferimento il sito web www.infomercatiesteri.it. Nel 2024 (ultimi dati disponibili) l’export italiano verso l’Argentina ha raggiunto circa 1,18 miliardi di euro, un valore trainato da macchinari e prodotti chimici che da soli rappresentano la fetta più consistente delle merci spedite.
Sul fronte opposto, l’import italiano dalle aziende argentine ha toccato quota 1,07 miliardi di euro, con una crescita dell’8,1% rispetto al 2023. Cosa importiamo da questo paese così importante? Prodotti alimentari.
Detto questo, cerchiamo di capire in primo luogo come procedere con la legalizzazione dei documenti considerando che per esportare in Argentina è richiesto il certificato di origine vistato dal consolato competente.
Partiamo da questo presupposto: il consolato di Milano è competente per le aziende aventi sede legale fino alla Toscana, oltre i documenti devono essere portati all’ambasciata di Roma. Ma per esportare in Argentina serve la legalizzazione? No, la procedura è più semplice di quanto sembri. Sia l’Italia che l’Argentina hanno aderito alla Convenzione dell’Aja del 5 ottobre 1961, che abolisce la doppia legalizzazione per i documenti pubblici.
Basta quindi l’apostille, ossia un timbro/firma di un pubblico ufficiale che attesta la qualifica del firmatario del documento. Per la legalizzazione del certificato di origine è possibile presentare lo stesso, per la legalizzazione della fattura è obbligatorio che questa sia accompagnata dalla dichiarazione che trovate negli allegati su carta intestata. Tempistica : 7 gg lavorativi.
L’apostille certifica la firma ma quasi sempre serve anche una traduzione giurata in spagnolo (se porti documenti italiani in Argentina) o in italiano (nel caso contrario). Il consolato generale d’Italia a Buenos Aires non effettua traduzioni: le stesse devono essere eseguite da un pubblico ufficiale.
Se ti rechi in Argentina per riunioni d’affari, fiere o trattative commerciali commerciali per brevi periodi (sotto i 90 giorni), l’ingresso standard senza visto è perfetto per i primi incontri esplorativi. Il visto serve quando si entra nella logica del lavoro continuativo, dei tecnici in trasferta o dei soggiorni prolungati.
I cittadini italiani beneficiano dell’esenzione totale dal visto per soggiorni turistici fino a 90 giorni. All’arrivo in aeroporto viene semplicemente apposto un timbro sul passaporto (che deve avere validità residua superiore alla durata del soggiorno). È possibile estendere il soggiorno per altri 90 giorni direttamente in loco presso la Dirección Nacional de Migraciones.
All’ingresso è sufficiente un passaporto con almeno sei mesi di validità residua e un biglietto di entrata e uscita dal paese ma c’è una nota importante: come suggerisce il sito Viaggiare Sicuri, a seguito del Decreto Nazionale d’Urgenza 2025-366-APN-PTE del 28 maggio 2025, tutti i cittadini stranieri che entrano in Argentina devono firmare una dichiarazione giurata
In questo documento indichi il motivo del viaggio e di essere in possesso di un’assicurazione sanitaria per far fronte alle proprie esigenze mediche. Quest’obbligo non è stato ancora approvato, ma per sicurezza si consiglia di entrare in Argentina sempre con un’assicurazione sanitaria.