Uno dei passaggi essenziali da ricordare: la Corea del Sud è ormai diventato un hub internazionale per le importazioni e le esportazioni.
Questo è vero soprattutto per la centralità che ha questo paese dell’estremo oriente rispetto alla tecnologia digitale. La Corea del Sud è un nodo tecnologico e manifatturiero centrale per le economie mondiali e la richiesta informazioni per visti affari e legalizzazione è in continuo aumento.

I numeri che confermano come Seul sia diventato uno snodo vitale, senza il quale intere catene di fornitura mondiali rischierebbero la paralisi. L’Italia è il terzo esportatore dell’Unione Europea verso Seul (quota di mercato dell’1,22%), preceduta solo da Germania (3,38%) e Francia (1,34%).
Nel 2023 si era posizionata persino al secondo posto su base annua.Anche per questo è importante capire come ottenere i visti – sia affari che turistici – ma anche le legalizzazioni per commerciale con la Corea del Sud.
Il punto di partenza per gestire questo passaggio è semplice: bisogna capire se c’è o meno la sottoscrizione alla convenzione dell’Aja del 1961. L’ipotesi è confermata: Seul ha aderito, quindi in sostituzione del consolato si può far apporre anche il timbro Apostille in prefettura o procura della repubblica.
Questo passaggio semplifica la procedura: il sito del nostro Ministero degli Esteri ci ricorda che a seguire bisogna provvedere alla traduzione giurata, accompagnata dal certificato di conformità all’originale dichiarata dall’ufficio consolare dell’Ambasciata d’Italia a Seoul. I passaggi sono tre:
A questo punto devi fissare un appuntamento alla cancelleria dell’ambasciata portando il documento originale, la traduzione e una copia di tutta la documentazione. Vuoi bypassare tutto questo? Affida a noi i passaggi per la legalizzazione dei documenti per le esportazioni in Corea del Sud.
Secondo i dati del ministero, si contano circa 120 aziende italiane attive in Corea (con 5.500 addetti e un fatturato di 3,2 miliardi di euro), incluse realtà con impianti produttivi particolarmente interessanti.
L’Italia detiene posizioni di leadership per l’esportazione di olio d’oliva e pasta, caffè e conserve di pomodoro. Basterebbe ciò per sottolineare l’importanza delle procedure per ottenere il visto affari in Corea del Sud.
In realtà, a differenza della vicina Corea del Nord, le procedure sono decisamente semplici perché se entri in Corea del Sud per motivi d’affari non remunerati (come riunioni, trattative commerciali, conferenze, seminari o ricerche di mercato), puoi accedere senza un visto sul passaporto.
Quest’ultimo è l’unico documento necessario ed è consigliata una validità residua di almeno 3 mesi. Inoltre, devi avere un biglietto aereo che dimostri la prosecuzione del viaggio verso un altro Paese entro i 90 giorni.
Come ci ricorda il documento ufficiale del governo, per i cittadini italiani è sospeso l’obbligo del K-ETA, vale a dire l’autorizzazione di viaggio elettronica per la Corea. Non sono necessarie vaccinazioni colelgate al visto.
La situazione è più articolata. Se devi organizzare viaggi di affari in Corea del Sud che superano i 90 giorni devi gestire il tutto con dei passaggi.
Ad esempio, servono diversi documenti per rispettare la burocrazia: una lettera di richiesta dell’azienda italiana che spiega i motivi e la durata del viaggio e un’altra lettera d’invito formale da parte dell’impresa coreana.
Serve anche il certificato di iscrizione al registro delle imprese della società coreana ospitante (Business Registration Certificate). Se prevedi di rimanere in Corea del Sud per più di 90 giorni consecutivi, hai l’obbligo di registrarti presso l’Ufficio Immigrazione coreano locale entro 90 giorni dal tuo arrivo per ottenere la Alien Registration Card (https://www.junggu.seoul.kr).
Il visto non è necessario per soggiorni entro i 90 giorni. Questa è la sintesi da avere ben presente ed è una buona notizia perché la Corea del Sud è ormai una meta imprescindibile per chi ama i paesi dell’estremo oriente.
Anche in questo caso, come per il visto affari sotto i 3 mesi, non serve l’autorizzazione elettronica K-ETA e per entrare in Corea del Sud basta un passaporto con una validità residua di almeno 3 mesi e un biglietto per il ritorno in Italia. Per soggiorni superiori ai 3 mesi devi richiedere un visto d’ingresso specifico per turismo a lungo termine. Documenti richiesti:
In pratica, devi poter dimostrare che sei in grado di mantenerti senza lavorare e che hai il viaggio già organizzato. Possiamo ricordare che per giovani tra i 18 e i 30 anni è attivo l’accordo sulla concessione di visti vacanze-lavoro.