Nell’articolo precedente, abbiamo introdotto il tema dei dazi doganali in Europa per piccole spedizioni e della caduta dell’esenzione daziaria de minimis. Di cosa si tratta esattamente? Per quale motivo questo concetto non è nuovo e già si parla da tempo della soglia minima? Se vogliamo approfondire i concetti chiave che ruotano intorno ai moderni dazi doganali dobbiamo anche comprendere come sono cambiati nel tempo.
Per questo è giusto ragionare su come si articola il concetto della franchigia de minimis: scopriamo chi era e chi è interessato a questo regime e come continuare a operare in modo da ottimizzare le spese sui dazi.
Il nome rimanda a un possibile limite minimo. Quindi, l’esenzione daziaria de minimis è una soglia di valore al di sotto della quale le merci importate da un paese sono esenti dal pagamento dei dazi doganali.
Oppure si applica un trattamento favorevole. Si tratta di uno strumento fondamentale per agevolare il commercio internazionale, velocizzare lo sdoganamento e ridurre i costi sulle spedizioni di poco valore.
Il concetto di esenzione con regime de minimis – ovvero, le spedizioni di valore basso non paghino i dazi doganali – negli Stati Uniti è già stato abolito con un ordine del 30 luglio 2025 firmato dalla Casa Bianca.
“Effective August 29, imported goods sent through means other than the international postal network that are valued at or under $800 and that would otherwise qualify for the de minimis exemption will be subject to all applicable duties”.
Prima, era previsto l’ingresso duty free – quindi senza pagare alcun dazio doganale – per le spedizioni di valore inferiore a 800 dollari: una regola che agevolava anche chi gestisce piccoli ecommerce e non solo le aziende. Oggi, il protezionismo a stelle e strisce ha attivato una modifica per eliminare qualsiasi agevolazione.
Togliendo così l’esenzione daziaria de minimis dalla merce che entra negli USA. Chiaramente tutto questo ha avuto delle ripercussioni da parte dell’Unione Europea. Vale a dire?
La risposta europea non si è fatta attendere. Come anticipato, anche l’Unione Europea ha eliminato l’esenzione doganale de minimis verso le importazioni nei confini dell’entità politico/economica di merce dal valore inferiore ai 150 euro. Prima, infatti, era questo il tetto minimo sotto al quale la merce era esente dai dazi.
Per un’azienda, contrastare la fine del regime daziario agevolato significa rivedere in modo strutturato i piani di vendita. Pensiamo alle vendite online: il commercio elettronico si è sviluppato su un percorso durante il quale l’utente ordina, un algoritmo elabora, e un micro-pacco viaggia da una fabbrica asiatica a una casa occidentale in pochi giorni. Tutto questo ignorando i confini di Stato e i relativi dazi doganali.
La logica del de minimis presupponeva che controllare merci di basso valore costasse allo Stato più del potenziale incassato. La fine di questo privilegio ristabilisce un principio fondamentale: la tassazione e il dovere di conformità seguono il luogo di consumo, non la dimensione del pacco.
Da leggere: cos’è e come si gestisce il falso Made in Italy?
La risposta è teoricamente semplice: adeguarsi. Bisogna adattarsi a questa condizione per evitare di ottenere un effetto drastico sul fatturato. In primo luogo, è indispensabile avere una consulenza doganale al proprio fianco per fare in modo che tutte le tariffe e i prezzi si adeguino alla condizione attuale. E associare ogni prodotto al suo codice doganale corretto e aggiornato (codice TARIC a 10 cifre in UE, HTS negli USA).
Nel caso dell’e-commerce, i sistemi di checkout devono essere integrati tramite API con software doganali per calcolare in tempo reale il costo totale effettivo (prezzo del prodotto + spedizione + IVA + dazi).
Il cliente non deve mai avere sorprese al pagamento finale per evitare l’abbandono del carrello. A tal proposito può essere utile proporre articoli correlati tramite offerte bundle, cross e up selling per motivare l’acquirente a effettuare un acquisto più conveniente in termini relativi.
Bisogna comunicare che oggi rimanere sotto a una certa soglia non è più motivo di risparmio. Chi vende – e gestisce anche piccole spedizioni – a paesi extra UE deve ragionare come un operatore doganale strutturato. Il marketing sarà importante ma conta anche l’efficienza della catena logistica e la gestione dello sdoganamento alle frontiere. Noi, su quest’ultimo punto, possiamo aiutarti subito.