L’Italia e la Turchia sono due paesi con relazioni economiche strette, per questo è fondamentale valutare come gestire legalizzazioni, visti turistici e per affari. Infatti, le aziende che fanno capo a questi territori hanno relazioni economiche solide, caratterizzate da un interscambio in crescita.

Inoltre, l’Italia rientra tra i principali partner commerciali di Ankara e tra i primi fornitori, a livello europeo, del mercato commerciale turco. Questo è ciò che conferma anche l’osservatorio CESPI. Ecco alcuni dati:
“L’andamento dello scambio commerciale fra Italia e Turchia ha raggiunto, nel 2024, i 30 miliardi di euro, con un saldo positivo di 5,6 miliardi di euro. Fra il 2023 e il 2024 la crescita è stata del 15%, trainata dalle esportazioni che hanno registrato un incremento del 24%”.
Cosa esportiamo in Turchia? Soprattutto macchinari e apparecchiature meccaniche. Vale a dire, beni strumentali essenziali per il tessuto industriale turco. Ma anche componenti automotive e mezzi di trasporto, soprattutto forniture integrate nelle filiere produttive locali e semilavorati per l’edilizia e manifattura. Di fronte a questi dati, è importante capire anche come festire il percorso di legalizzazione dei documenti.
La Turchia fa parte degli accordi relativi alla Convenzione dell’Aja del 1961. Questo semplifica le procedure per esportare merce nel suo territorio.
Infatti, non serve la legalizzazione consolare ma basta l’Apostille per la maggior parte dei documenti necessari alle operazioni. Ricordando sempre che i documenti aziendali e commerciali devono essere timbrati e firmati in forma originale dalla Camera di Commercio italiana.
Gli atti notarili o giudiziari devono essere apostillati dalla Procura della Repubblica. Mentre i documenti camerali, amministrativi o prefettizi seguono l’iter della Prefettura. C’è una traduzione in turco richiesta dal cliente o dalle dogane? Va asseverata in Tribunale e legalizzata/apostillata in Procura.
Per l’esportazione di merci specifiche come quelle che rientrano nel tessile – abbigliamento, calzature e pelletteria – le autorità doganali turche esigono l’Exporter Registry Form. Qui serve la sovralegalizzazione del Consolato Turco a Milano o Roma. La regola? Dall’Emilia Romagna verso nord la rappresentanza competente ricade sul Consolato turco di Milano.
Dalla Toscana verso sud la rappresentanza competente è l’Ambasciata di Roma. I tempi per ottenere il documento variano da 1-2 giorni fino a 5 in alcuni casi: la validità del documento è di 12 mesi dalla data di rilascio, ed è valido solo verso il singolo importatore turco dichiarato.
Anche in questo caso, quando parliamo dei visti per affari in Turchia, la regola generale è questa: per i cittadini Italiani non è richiestoalcun documento di viaggio specifico. L’accesso è consentito con il passaporto validità residua almeno 5 mesi o la carta d’identità valida per l’espatrio. In realtà, le regole variano in modo determinante a seconda dell’attività svolta.
Se il viaggio rientra nelle attività commerciali generiche non retribuite – riunioni, trattative, incontri con partner/clienti, fiere, stipula di contratti o visite aziendali – i cittadini italiani beneficiano dell’esenzione dal visto.
Il limite massimo di permanenza è di 90 giorni e per prolungare serve un visto specifico. Rispetto al visto turistico hai bisogno anche di una lettera di invito della società turca o prenotazione alberghiera, biglietto aereo di ritorno, prova di mezzi finanziari come, ad esempio, le tue carte di credito.
Se la visita riguarda interventi tecnici, il visto è richiesto. In alcuni casi, infatti, l’esenzione non si applica ed è obbligatorio richiedere un visto adesivo (sticker visa) preventivo presso il Consolato Turco in Italia. Qualche caso?
Se tecnici o ingegneri italiani devono recarsi in Turchia per il montaggio o il collaudo di macchinari, manutenzione, riparazione o formazione tecnica serve un visto per lavoro temporaneo di intervento tecnico.
Anche i giornalisti devono rispettare delle regole: serve un accreditamento temporaneo dalla Direzione per le Comunicazioni (Directorate of Communications, Iletisim Baskanligi). I conducenti di mezzi di trasporto merci o passeggeri su strada devono richiedere il relativo visto consolare.
Per ottenere il visto devi compilare il modulo e caricare i documenti sulla turca www.visa.gov.tr. I documenti per il visto affari in Turchia?
Passaporto originale con validità minima di 6 mesi, 1 o 2 foto biometriche, lettera di invito della società turca su carta intestata con dettaglio dell’intervento, durata e assunzione di responsabilità. Serve la lettera d’incarico o invio dell’azienda italiana con posizione del dipendente e dichiarazione di copertura spese. Da non dimenticare la polizza sanitaria di viaggio.
Per i cittadini Italiani non è richiesto il visto e le procedure per entrare in questo apese sono molto semplici. Questo è un bene, dato che il flusso turistico verso quella che un tempo era conosciuta come Asia minore è in costante crescita. Gli ultimi dati ufficiali parlano chiaro: gli italiani che hanno raggiunto la Turchia nel periodo gennaio-luglio 2024 sono stati 344 mila con un aumento di circa il 21% rispetto al 2023.
L’accesso sul territorio turco come turista è consentito con il passaporto – validità di almeno 5 mesi – o la carta d’identità valida per l’espatrio.
Anche in questo caso la durata deve essere di almeno 5 mesi. I cittadini italiani non hanno bisogno di alcun visto turistico per fare ingresso in Turchia, a meno che non si accede per motivi di lavoro. Non bisogna pagare nessuna tassa e non serve neanche modulo online di e-Visa. La dogana potrebbe chiedere il biglietto aereo di ritorno e della prenotazione alberghiera.
È possibile soggiornare fino a un massimo di 90 giorni nell’arco di un periodo di 180 giorni. Per soggiorni prolungati, Chi desidera rimanere più a lungo deve richiedere un permesso di soggiorno temporaneo presso le autorità di immigrazione turche prima dello scadere dei 90 giorni, oppure richiedere un visto specifico presso le ambasciate/consolati turchi prima della partenza.