Quando si affronta il tema delle importazioni ed esportazioni per le aziende italiane è normale ragionare anche in termini di previsioni economiche. Quindi, cerchiamo di capire quali sono le tendenze e come si muove il mercato. Sarà positivo? Ci saranno nuovi punti di frizione con le politiche internazionali?
L’evoluzione dei dazi doganali ha portato incertezza. Anche per questo, leggendo i dati Istat dedicati alle prospettive economiche del 2026, possiamo intravedere dei passaggi virtuosi per il mondo delle esportazioni. Anche alla luce delle ultime notizie che riguardano lo slittamento dei dazi USA sui mobili e l’ammorbidimento di quelli legati alla pasta. Allora, quali sono le previsione per le esportazioni italiane nel mondo?
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Il 2026 si presenta come un anno di consolidamento per le esportazioni italiane, con uno scenario positivo ma che esige una strategia accurata nella gestione dei mercati internazionali. I dati di dicembre 2025 tracciano un quadro realistico: dopo la crescita del 2025 (+0,8%), le vendite all’estero dovrebbero accelerare leggermente nel 2026 (+1,6%). Il commercio mondiale sta attraversando una fase di ridefinizione.
Gli scambi internazionali rallenteranno nel 2026 (+2,1%), frenati dall’incertezza sulla politica commerciale statunitense e da fattori temporanei che avevano gonfiato artificialmente i dati del 2025.
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Le previsioni Istat evidenziano una dinamica: le esportazioni cresceranno del +1,6% nel 2026, le importazioni manterranno un ritmo più sostenuto (+2,4%). Questo squilibrio porta il contributo della domanda estera netta alla crescita del PIL a essere negativo (-0,2 punti percentuali), anche se in miglioramento rispetto al 2025.
Nonostante questa dinamica, il saldo della bilancia commerciale italiana rimarrà positivo: 2,2% del PIL nel 2025 e addirittura 2,4% nel 2026. In termini assoluti, continuiamo a vendere più di quanto acquistiamo dall’estero – un dato che testimonia la solidità del made in Italy, ma che nasconde una realtà più articolata.
Il recente caso dei dazi americani sulla pasta italiana rappresenta un esempio concreto delle sfide che attendono gli esportatori nel 2026. A settembre 2025, il Dipartimento del Commercio USA aveva annunciato dazi preliminari del 91,74% su 13 marchi di pasta italiana, accusati di dumping – vendere negli Stati Uniti a prezzi inferiori a quelli di mercato. Due aziende in particolare, La Molisana e Garofalo, erano nel mirino .
La reazione è stata rapida e coordinata: le aziende hanno fornito documentazione supplementare, mentre il governo italiano ha depositato una memoria difensiva tramite l’Ambasciata a Washington, supportata anche dalla Commissione Europea. Il risultato? A gennaio 2026, il Dipartimento del Commercio USA ha riconsiderato significativamente i dazi: dal 91,74% iniziale si è passati al 2,26% per La Molisana, 13,98% per Garofalo e 9,09% per gli altri produttori (da sommare comunque al 15% di dazi concordati tra UE e USA a luglio 2025).
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Il PIL italiano crescerà dello 0,8% nel 2026, trainato dalla domanda interna (+1,1 punti percentuali di contributo). È un contesto in cui le imprese devono essere doppiamente attente: coltivare il mercato domestico in ripresa, ma senza trascurare le opportunità internazionali. Per le imprese che esportano, la gestione documentale diventa sempre più strategica. Nel contesto attuale servono:
Investire in sistemi di gestione documentale efficienti non è più un optional, ma una necessità per operare sui mercati internazionali. gran parte della riduzione dei dazi è derivata dalla capacità delle aziende di fornire prove dettagliate della correttezza delle pratiche commerciali. Nel commercio internazionale, i dettagli contano.
Tenere tracce documentali precise è fondamentale. Ecco perché è ancora più importante affidare la consulenza doganale a chi conosce tutti i dettagli di questo mondo. E che può supportarti nel lavoro dedicato ai dazi doganali, ai certificati di origine, alle legalizzazioni consolari, ai visti e alle traduzioni giurate.