Il Qatar è uno dei paesi più interessanti per l’Italia dal punto di vista delle esportazioni, e questo punto viene confermato dai dati di Info Mercati Esteri: l’organo dello Stato dedicato agli scambi commerciali ci ricorda che nel 2024 abbiamo avuto esportazioni per 2.386,61 milioni di Euro verso il Qatar, soprattutto prodotti dell’agricoltura, pesca e silvicoltura. Non a caso, proprio questi beni – insieme ad altri come parti di ricambio e di elettronica – sono soggetti al Certificato di Conformità, noto anche con la sigla CoC. Di cosa si tratta?
Argomenti
Il Certificato di Conformità (CoC – Certificate of Conformity) è un documento richiesto dalle autorità qatariane per esportare determinate merci e assicurare che siano allineate con gli standard nazionali. Questo certificato deve accompagnare le spedizioni dei prodotti per consentire lo sdoganamento della merce nella fase di arrivo.
Se non viene presentato questo documento, ci possono essere problemi per far entrare la spedizione sul mercato interno. Nello specifico, possiamo dire che il Certificato di Conformità ha il compito di confermare gli standard locali che vengono definiti da due uffici principali: Qatar General Organization for Standards and Metrology (QGOSM) e GCC Standardization Organization (GSO).
Da leggere: cosa sappiamo sui dazi doganali in Gran Bretagna?
Non tutte le merci che vengono esportate hanno bisogno del Certificato di Conformità per superare i controlli alla dogana, solo alcune categorie. Ad esempio, sono particolarmente attenzionati e controllati i pezzi di ricambio delle auto – come pasticche dei freni e cinture di sicurezza – gli elettrodomestici e i prodotti alimentari.
Quindi, il documento è necessario per carne e derivati, organismi acquatici adatti al consumo umano, prodotti alimentari trasformati, latticini, piante crude, miele e uova. Ad esempio, proprio nel caso dell’importazione della carne, la certificazione è necessaria per garantire il metodo di macellazione che rispetti le regole halal.
Sottolineiamo un primo aspetto: sarà l’azienda del Qatar che importa i prodotti a segnalare (e pagare) l’ente certificatore che dovrà fare i test e analizzare ciò che viene esportato. In modo da confermare che il tutto rispetti la normativa delineata dalla legislazione del Qatar. Quindi, esistono diverse aziende che possono essere contattate:
Queste sono solo alcune delle aziende che si occupano di produrre il Certificato di Conformità per conto dell’importatore. Il CoC tecnico, rilasciato da un organismo autorizzato come un ente di certificazione, assicura conformità del prodotto. La JIACC può occuparsi della parte burocratica/doganale. E quindi di autenticare le firme del funzionario della Prefettura o della Camera di Commercio italiana.
Successivamente, l’ambasciata del Qatar legalizza il tutto. Compresa la documentazione commerciale che accompagna la spedizione, come richiesto dal paese di destinazione. Per esportare in Qatar con successo, evitando rallentamenti e problemi alla dogana, serve il coinvolgimento di tutti gli attori. Ovvero ente certificatore, Camera di Commercio Italiana, Joint Italian Arab Chamber o JIACC e ambasciata o consolato.
Ovviamente, per gestire il tutto in modo da evitare ritardi nelle consegne o merce bloccata in dogana c’è una soluzione in più: contattare un consulente doganale che ha il massimo controllo su questi punti.